In breve: a che punto siamo
Nel 2026 i generatori di video e immagini basati su intelligenza artificiale sono passati dalla curiosità allo strumento di lavoro. Piattaforme come Adobe Firefly, Runway, Google Veo e Kling producono clip sempre più credibili, con audio generato in sincrono, e sono integrate direttamente nei software che i professionisti già usano.
Allo stesso tempo, il 2026 ha mostrato che non è tutto oro: perfino OpenAI ha fatto marcia indietro sul suo generatore Sora. Per chi lavora con video e fotografia, la domanda giusta non è se usare l'AI, ma come, e su questo vale la pena essere concreti.
Cosa sanno fare oggi i generatori video
Il cambiamento più visibile è la qualità dei generatori text-to-video. Secondo la panoramica di Hedra, i modelli migliori oggi tengono coerenza tra le inquadrature e gestiscono scene complesse con più elementi. Runway con il suo Gen-4.5, in particolare, guida le classifiche di aderenza al prompt.
La vera svolta del 2025 e 2026 è l'audio generativo integrato: modelli come Google Veo producono dialoghi ed effetti sonori nativi, e la generazione di video e audio in un unico passaggio è ormai lo standard verso cui tutti puntano.
C'è poi una tendenza all'aggregazione. Adobe ha trasformato Firefly in un contenitore che raccoglie oltre trenta modelli, tra cui Google Veo, Runway e Kling, dietro un'unica interfaccia. Invece di dieci app diverse, il professionista sceglie il modello giusto per la singola esigenza da un solo posto.
Il caso Sora: anche i giganti arretrano
A fine marzo 2026 OpenAI ha annunciato la chiusura dell'applicazione text-to-video Sora e la progressiva dismissione della sua API. Il motivo, secondo Constellation Research, è anche economico: costi operativi stimati intorno al milione di dollari al giorno.
È un promemoria utile: dietro le demo spettacolari c'è una tecnologia costosa e ancora instabile dal punto di vista industriale. Per un'azienda che deve pianificare contenuti nel tempo, affidarsi a un solo strumento generativo è un rischio. Meglio ragionare per obiettivi e non per hype.
Il nodo dei diritti: perché per il lavoro commerciale è cruciale
Per chi produce contenuti destinati a un brand, la domanda più importante non è quanto è bello il risultato, ma se è utilizzabile legalmente. Molti modelli sono addestrati su materiale di provenienza incerta, e questo apre potenziali problemi di copyright per l'uso commerciale.
Su questo Adobe ha puntato tutto: Firefly è addestrato esclusivamente su contenuti su licenza, e viene indicato come l'opzione più sicura per il lavoro professionale. Quando l'AI entra in un progetto di un cliente, la tracciabilità dei diritti non è un dettaglio: è la differenza tra una consegna serena e un problema legale.
E nella fotografia?
Sul fronte fotografico l'AI lavora più in sottotraccia, ma è ovunque. Il ritocco assistito, il riempimento generativo per estendere uno sfondo, la rimozione di elementi di disturbo e l'aumento di risoluzione sono ormai integrati negli strumenti di sviluppo che uso ogni giorno. Fanno risparmiare tempo su operazioni ripetitive e permettono di dedicare più energie alla parte creativa.
Il punto delicato resta l'autenticità. In un servizio fotografico per un'azienda, il valore è mostrare qualcosa di vero: il prodotto reale, le persone reali, il luogo reale. L'AI è utilissima per rifinire, non per inventare ciò che non esiste.
Il mio punto di vista: uno strumento, non un sostituto
La mia posizione è semplice: l'intelligenza artificiale è un ottimo strumento nelle mani di chi ha già una visione. Accelera la fase di ideazione, aiuta a costruire moodboard, genera elementi di contorno, alleggerisce la post-produzione. Non sostituisce però la cosa che i clienti pagano davvero: lo sguardo, la direzione, la capacità di raccontare un'azienda in modo credibile.
Un video o una foto funzionano quando trasmettono qualcosa di autentico, e l'autenticità non si genera con un prompt. Uso l'AI dove fa risparmiare tempo e apre possibilità, e tengo la macchina da presa dove serve verità. Se vuoi capire come un progetto può sfruttare il meglio dei due mondi, parliamone.