La regola di base: serve il consenso
Il principio è scritto nell'articolo 96 della legge sul diritto d'autore: il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il suo consenso. La liberatoria è semplicemente il modo per mettere quel consenso per iscritto, specificando per quali usi è stato dato.
A proteggere chi viene ritratto c'è anche l'articolo 10 del codice civile: se un'immagine viene pubblicata fuori dai casi consentiti, o in un modo che danneggia il decoro o la reputazione della persona, il giudice può ordinare che l'abuso cessi, oltre al risarcimento dei danni. La tutela si estende anche a genitori, coniuge e figli.
Le eccezioni previste dalla legge
L'articolo 97 della stessa legge elenca i casi in cui il consenso non è necessario: quando la riproduzione è giustificata dalla notorietà della persona o dall'ufficio pubblico che ricopre, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, oppure quando l'immagine è collegata a fatti, avvenimenti o cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.
Attenzione però a due cose. La prima: anche in questi casi l'immagine non può essere usata se reca pregiudizio all'onore, alla reputazione o al decoro della persona. La seconda: queste eccezioni nascono per la cronaca e l'interesse pubblico. Quando un volto riconoscibile finisce in una pubblicità, su una brochure o in un contenuto promozionale, la strada prudente resta sempre il consenso scritto.
L'immagine è anche un dato personale
Accanto al diritto all'immagine c'è la normativa sulla privacy: una fotografia o un video in cui una persona è riconoscibile sono dati personali, e il loro uso ricade nel GDPR. Non a caso l'ENAC, tra le responsabilità di chi opera con i droni, indica espressamente il rispetto del regolamento europeo e la tutela dei dati altrui. Per questo una buona liberatoria è accompagnata da un'informativa che spiega chi tratta le immagini, per quali finalità e per quanto tempo.
I minori: un'attenzione in più
Il Garante per la protezione dei dati personali ricorda che in Italia la soglia per il consenso digitale è fissata a 14 anni: sotto quell'età serve il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Il Garante mette inoltre in guardia dai rischi della diffusione online di immagini di bambini e ragazzi, e suggerisce accorgimenti come rendere irriconoscibili i volti o limitare la visibilità dei contenuti.
Nel lavoro di tutti i giorni questo si traduce in una regola semplice: se in un servizio fotografico o in un video compaiono minori riconoscibili, la liberatoria firmata dai genitori si raccoglie prima di scattare, e in caso di dubbio si scelgono inquadrature che non li rendano identificabili.
Quando serve, in pratica
- Video aziendali con i dipendenti: sì, a ciascuna persona riconoscibile. Il fatto che lavori per l'azienda non equivale a un consenso all'uso della sua immagine.
- Clienti ripresi in negozio o nel locale: sì, se sono riconoscibili e il contenuto verrà pubblicato. In alternativa si usano inquadrature di spalle, sfocature o dettagli.
- Testimonianze e interviste: sì, sempre, indicando anche dove verrà pubblicato il contenuto.
- Eventi: per una galleria che racconta l'evento si informa il pubblico in modo chiaro, con cartelli all'ingresso e indicazioni nell'invito; per usare il volto di una persona specifica in una comunicazione promozionale è meglio avere la sua liberatoria.
- Modelli e attori: sì, con un accordo che precisi anche durata, territori e compenso.
Cosa deve contenere una liberatoria
- i dati di chi concede il consenso e di chi userà le immagini;
- la descrizione del servizio: data, luogo, tipo di riprese;
- gli usi autorizzati, in modo specifico: sito web, social, stampa, pubblicità a pagamento;
- la durata dell'autorizzazione e l'eventuale ambito territoriale;
- se l'uso è gratuito o prevede un compenso;
- l'informativa sul trattamento dei dati personali e le modalità per revocare il consenso.
Più gli usi sono descritti con precisione, meno spazio resta per i malintesi. Una liberatoria generica, che autorizza qualsiasi uso per sempre, è quella che crea più problemi quando nasce una contestazione.
Come gestisco la cosa sul set
Le liberatorie fanno parte della pre-produzione, esattamente come la scelta della location. Prima delle riprese si definisce con il cliente chi comparirà e dove verranno pubblicati i contenuti, si preparano i moduli e si raccolgono le firme prima di iniziare a girare. Il giorno del set ci si concentra sul lavoro, e a distanza di mesi nessuno deve rincorrere un'autorizzazione mancante.
Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere di un avvocato o di un consulente privacy, che resta il riferimento per i casi specifici. Se stai pianificando un video aziendale o un servizio fotografico e vuoi capire come organizzarlo, scrivimi.